La politica dimentica i giovani e i giovani si disinteressano alla politica

di Francesco Bertelli

Sono i giovani ad essere disinteressati alla politica o è la politica ad essere disinteressata a loro? Domanda ricorrente, vi sono dibattiti continui sul tema. E’ evidente che la questione è seria e merita di essere approfondita. E la politica, nel frattempo che cosa ha fatto? Proviamo ad addentrarci nel problema forse più importante dei nostri giorni.
Iniziamo con i numeri, che per il loro carattere asettico sono sempre rivelatori. Demopolis, ad esempio, in un sondaggio di fine 2015, riportava che il 27% dei giovani tra i 14 e i 18 anni è totalmente disinteressato a votare, mentre nella generazione degli anni 80 in quella stessa fascia vi è un 11% di disinteressati. Va peggio per i maggiorenni, e qui i dati ISTAT  fotografano una situazione preoccupante: quasi il 60% di essi si informa della politica una volta a settimana, il 17% meno di una volta a settimana, mentre il 25% non si informa assolutamente. E tra questi ultimi al Nord la percentuale oscilla fra il 18-19% mentre al Sud supera il 32%.
Il dramma ha una sua motivazione storica. Dalla generazione del ’68, stagione in cui la mobilitazione politica era prettamente legata ad una diffusa e spontanea propensione al confronto critico e al bisogno di partecipare da parte di tutte le classi sociali, si è passati alla generazione degli anni 80, al cui contesto da un lato si vedeva l’inizio della frammentazione politica e dall’altra la nascita dell’associazionismo e del volontariato. E poi gli anni 90, quelli di Tangentopoli, hanno identificato quella che è passata alla storia come la generazione invisibile. Una generazione sprovvista di riferimenti e caratterizzata da una completa crisi e sfiducia nella politica dovuta ad un forte indebolimento degli ideali dei partiti e allo sviluppo della precarietà (ancora agli albori se confrontata con il decennio successivo). E’ qui che comincia il disincanto verso la politica e il completo rifiuto verso qualsiasi tipo di partecipazione. Infine la generazione del disinteresse: gli anni 2000. La società della precarietà e della flessibilità, della perdita completa di fiducia nelle istituzioni. La società degli idoli nei reality show e poi la società appiattita dai social network.

Come si può spiegare questo disinteresse totale dei giovani per la vita politica che invece merita molta importanza in quanto riguarda tutti i cittadini da vicino? Rispondere non è difficile perché è da un po’ di tempo che la politica è ormai vista come un mondo distaccato dove regna la corruzione, l’interesse personale, la convinzione che ognuno si preoccupi solo del bene proprio senza badare a quello altrui. Dunque responsabili sono quegli adulti che dovrebbero essere visti come un riferimento, che dovrebbero essere da esempio ma con i loro comportamenti non fanno altro che allontanare sempre più quella parte della società che fra pochi anni si troverà a svolgere un ruolo fondamentale nella vita dello Stato. Questi uomini e anche donne (in parte figli del fallimento sessantottino) hanno fallito su tutta la linea il loro scopo politico. E torniamo quindi al secondo quesito: che ha fatto la politica per non farsi scappare i giovani? Poco e niente.
Parte della politica è senza dubbio compromessa da indagini e condanne per reati che, se applicati alla società civile, comporterebbero l’arresto (e qui si aprirebbe la disparità di trattamento tra colletti bianchi e comuni cittadini che però riguarda la giustizia e non è tema di questo articolo). Nel corso di questi ultimi anni è sempre più evidente il distacco dalla realtà; pare che la politica viva nella sua ampolla di fantasia. E i giovani magari si identificano in altre realtà e, come sta avvenendo, ripudiano a 360 gradi la politica. E’ proprio questo distacco della politica nazionale verso i problemi dei giovani che ha portato questi ultimi a discostarsi da essa.
Infatti, pare curioso ma è così, l’ambito politico in cui vi è ancora un interesse di buona parte della gioventù italiana sono le amministrazioni locali: prendere parte ai dibattiti ed incontri pubblici, impegnarsi in comitati di cittadini, sottoscrivere e votare referendum, la raccolta delle firme, manifestazioni di piazza. Sono tutti strumenti che legano una comunità e che oggi, purtroppo, sono usati nelle realtà locali e non a livelli nazionale.

Altra colpa della politica è senza dubbio la sua incapacità di comunicare con le nuove generazioni e basare i propri argomenti secondo le vecchie divisioni “sinistra” – “destra”. Tutti i dati a disposizione ci dicono che gi attuali giovanissimi. n sono né di destra né di sinistra. E poi sono radicali e politicamente infedeli: più un rischio che un’opportunità per tanti paludati movimenti italiani. Occorre quindi sapersi confrontare con un voto fluido, post-ideologico. È un voto ancora non consolidato che può andare più verso i movimenti e i partiti di opposizione che verso quelli più tradizionali. Un bacino elettorale che davanti a se ha praterie infinite di nulla.
Ma forse è proprio voluta la cosa. Forse è la prospettiva che inganna. E’ fuori di dubbio che molti giovani hanno perduto i valori del passato, ma di sicuro la colpa non è la loro. La colpa è del collasso dei valori e delle fondamenta della politica attuale.
Una società conformista (il verso dramma secondo il Pasolini pensiero) che in maniera meccanica, guarda, compra e mangia senza più uno spirito critico è una massa elettorale non solo manipolabile ma anche un bacino volutamente tenuto fuori dal centro della finalità politica italiana. La politica è ovunque, di conseguenza anche la società è un derivato della politica. Ed essendo, il nostro, un Paese che invecchia, la politica verte sugli anziani (su quel poco di attività dedicato alle politiche sociali). Succede questo per un motivo molto semplice: sono tanti, continueranno ad aumentare ed andranno a votare.

E i giovani? Restano all’interno di un sistema scolastico progressivamente distrutto dalla politica, qui vi si formano e qui pongono le basi della loro crescita intellettuale. Da li poi (chi ha la possibilità) sbarca nel mondo universitario e una volta uscito si ritroverà sbalzato fuori nel mondo del lavoro; un mondo di prede e predatori, finendo per emigrare all’estero, lasciandosi la politica e i vari problemi ad essa connessi dietro le spalle.
Di che è la colpa?

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